Certe mancanze sono difficili da spiegare e cominciano così…
Con le incomprensioni di due che a stento si conoscono.
Lei ha questo vizio di fumare che la porterà ad ammalarsi ed una strana parafilia per le cose non dette. Gli piacciono gli sguardi, ma se le piaci per davvero, negl’occhi non ti guarda nemmeno.
Lui: Occhi ignoti.
Lei: Occhi che si schiariscono con le alte temperature, li chiamano cangianti.
Loro due a pochi metri di distanza e lei sa che non può averlo.
Lo sogna spesso e quando accade si appella a Freud per capirci qualcosa, ma studia senza ricerca. Lei ha smesso di cercarlo e lui non l’ha cercata mai, se non come si cerca una tabagista che va sempre di fretta perché è in ritardo con la vita.
Lei: Fragilità graziosa e fervente ambizione.
Lui: Timidezza virile e prorompente caparbietà.
Le distanze aumentano, aumentano i metri che li separano e lei se ne sta lì…pensando che certe mancanze sono difficili da spiegare e non le spiega nemmeno a sè stessa.
Lui:Umorismo contagioso, romano e verace.
Lei:Umorismo demenziale e nero pece, ride delle disgrazie, specialmente delle sue.
Solo pochi metri… per cui potrebbe ancora sentirne il respiro, se solo lasciasse tacere i pensieri. Potrebbe sentirne l’ odore, se solo smettesse di fumare.
Lui: empatico.
Lei: lunatica.
E si innervosisce dovendo ammettere che Freud è davvero superato. Lei d’ altronde si innervosisce ogni qual volta inciampa in un cliché. E ci vorrebbe uno che supera sè stesso oltre che Freud, per farle capire, che deve smettere di fumare, perché fumare fa male al cuore.
Lei: Caviglie esili, il tacco 10 le dona.
Lui: Braccia importanti. Gli donano le magliette aderenti, rarità.
Pochi metri non bastano occorrono chilometri. E lei sta lì ancora. Persa in una vita che prende forma, la forma che pensava volesse, forma deformata di portici e vita. Ma in quella forma di lui manca sostanza.
Esiste ma solo onirico ed etereo nella notte.
Lui: Fototipo chiaro ingannatore.
Lei: Fototipo chiaro ingannatore.
E anche lì nei suoi sogni, lei non sembra essere bella abbastanza. Ha sempre giocato con gli animali da bambina, tanto che non gli è riuscito da grande assumere di bambola sembianza… E anche lì, lui sempre uomo. Non è il suo tipo perché supera, trascende ogni misura, come quella triste dell’ “abbastanza”. Chissà se da bambino gli piaceva disegnare…
Lui:Avambracci stupendi.
Lei: Mani sensuali.
E lei si culla nella chimerica guarigione, che rincorre in quei chilometri a nord. Chilometri che brama da tempo,da ancor prima che lui ci fosse. Nella fede che la fuga geografica, sancisca la miracolosa fine. Fine di un inizio negato, di un inizio mai nato.
Lui:Sexy ipocondria.
Lei:DOC voluttuoso.
Per un suo bacio avrebbe smesso di fumare. Ah il fumo… vizio caldo e mortale, ma lei avrebbe smesso, perché ha sempre pensato che la bocca di lui fosse più calda e che lui non uccide.
Lui: Sensibile da farti piangere.
Lei: Sensibile da piangere.
E certe mancanze sono difficili da spiegare, perché ogni domenica, senza se ci fosse mai stata domenica, lei era triste di mangiare da sola il gelato.
Immaginava sempre questa scena, con la ritualità di una funzione religiosa, come ogni domenica che si rispetti.
Insieme ridevano nell’ imbarazzo di essersi tanto aspettati e lui le puliva le labbra sporche di panna con le mani e la baciava dolcemente, dopo mesi di sospensione.
Imbarazzo e tenerezza, che solo un primo bacio al pistacchio potrebbe contenere. Rendendo agognata giustizia a quella attesa, che nella sua fantasia domenicale era attesa condivisa e reciproca.
Lui: Mani che sanno muoversi.
Lei: Piedi da Lolita.
Per vedere negl’ occhi di lui concupiscenza e affetto per lei e di lei, avrebbe lasciato andare la paura e quei chilometri non sarebbero stati un problema. Quei due avrebbero saputo baciarsi alla stazione, con mancanza, ma senza ossessione. Sarebbero regrediti diciottenni nell’emozione dei weekend, eccitati e felici, consapevoli di abitare il mondo e non una sola città.
Lui: Uomo dalla mente aperta come Roma città.
Lei: Donna dalla mente caotica e resiliente come Napoli paese.
Una volta lei lo fece, lasciò andare il resto, lasciò la favola, perché doveva essere fedele a sè stessa e a lui, anche se non erano niente. Poi tornò umana e continuò a perpetrare nella faccia peggiore dell’ umanità, quella che mente a sè stessa. Poi si è guardata allo specchio e ha smesso di mentirsi.
Lei il suo medesimo sguardo non può non reggerlo, non può soffrirlo, da quello non può scappare! E quando si guarda negl’occhi, lui c’è ancora, nella forma in cui può esserci uno che a stento conosce e che ha idealizzato. Ma c’è ,non può mentirsi, non più.
Lei:bugiarda.
Lui:omertoso.
Come una spina quell’uomo migrava dentro di lei.
In inverno lo sentiva con il corpo, con i primi fiori iniziò a sentirlo con il cuore. Processo lungo, tacito, inconscio. Si è svegliata una mattina insieme ad un altro uomo e lui era diventato un problema, tra tutti i suoi problemi a Roma, il più bello.
Lui: Orgoglioso, troppo.
Lei: Logorroica, troppo.
Lei una fumatrice, lui uno che ancora le sorrideva al mattino. Lei ebbe paura, perché sapeva che di lui c’era davvero il rischio di innamorarsi, ma lui questo non può saperlo. Non sa nemmeno che le piaceva per davvero, eppure a differenza di Mina lei gliel’ha detto, nel suo modo maldestro e goffo, ma l’ha fatto.
Lui:Spalle stupende.
Lei: Vita stretta.
Il suo più grande problema è che quegl’ occhi lei, non li ha mai guardati davvero, perchè è così che quella cretina scappava, quando qualcuno le piaceva veramente.
Quando di lui si parla, lei di Maya mette su il velo, non voleva, non vuol vedere di non essere vista.
Lui: non ti manda a fare in culo neanche su richiesta.
Lei: ti manda a fare in culo per ricevere un verbale e cospicuo equivalente. Scusa perfetta per non tornare e alla fine il silenzio le è più che sufficiente per non tornare più.
E quando di lui scrive e pensa, le parole si fanno dense come il fumo della prima winston blu del mattino. E nell’intimità di quella stanza in cui è solita scrivere, la sua mente viola si accende di arte e parola, libidine e lussuria.
E si fa donna e si fa bambina. Da donna sa che fumare nuoce gravemente alla salute e la sua pelle chiara ne risente. Da bambina non si cura delle conseguenze e dice solo verità.
Lei: fianchi che raccontano di donna.
Lui: collo che sa di bacio.
Odia sentirsi gelosa e se la rendi gelosa sparisce senza drammi, ma si eccita fantasticando sulla gelosia di lui.
Gli piace l’idea che lui possa essere possessivo, senza malattia, solo con il sesso. Sguardi di disapprovazione, evidente fastidio, parole fredde con venature stizzite, dal solo pensiero che lei non sia sua soltanto. Gelosie che si consumerebbero nella prima occasione utile, ad avitare l’atto osceno in luogo pubblico. Mani strette sul collo e poi sul collo baci, a ricordare che appartenersi non è violenza ma amore.
Voleva sentirsi sua, voleva che lui glielo dicesse “sei mia e basta!” senza privarla mai di vivere. Lei è così bella quando è libera.
Voleva essere di sè stessa e di lui soltanto.
E dei sentimenti umani più terribili farne amor carnale.
Non vide mai in lui cenni di gelosia infondo lei quella gelosia non cercò mai di provocarla, perché avrebbe dovuto? non erano niente… E d’altronde le uniche perversioni che lei ammette, sono quelle condivise tra le anime e i corpi degli amanti, di certo non quelle che sanno di mente e devianza.
Lei quegl’ occhi massimi d’altronde non li ha guardati mai, per scorgere cosa alcuna… figuriamoci la gelosia. Lei il suo sguardo lo evitava sempre e sempre per la stessa ragione. Lui le piaceva per davvero.
Lei: codarda.
Lui: indifferente.
E le circostanze dovevano essere altre, perché di quelle punizioni subdole e perverse, ne era desiderosa da tempo. Quelle lei le sa prendere bene, sa essere geisha e despota.
Lei Santa, lei mietitrice. Che con gli slip nuovi, gli avrebbe legato i polsi e lo avrebbe baciato così dolcemente che se non fosse stato per le sue di mani pericolosamente sciolte, probabilmente lui si sarebbe assopito in quei baci volti a lenire, sublimare, i polsi tanto stretti.
Lui: Starebbe meglio senza vestiti.
Lei: Sta meglio vestita ma con la schiena nuda.
Ed è strana la vita, perché in quegli sguardi mancati c’era il gatto di Schrödinger di quelle cose non dette. Solo incrociando e reggendo il suo sguardo, avrebbe capito se sarebbe morta di cancro ai polmoni o se la sua ossessione per il fumo piaceva anche a lui.
La scatola è chiusa 50% morte.50%vita.
E le dissi che era meglio così perché lei amava la dolcezza ma odiava fare i dolci.
Ma l’alchimia di mani che trasmutano ingrediente in gusto, l’ha sempre affascinata. Come è plausibile alla scienza questa malia? Eppure neanche dallo stomaco è riuscita a toccargli i sensi.
Ma cazzo se era donna, con i capelli raccolti e le mani affaccendate. E i suoi di sensi erano più che vivi. Sensi accesi dagli odori della sua cucina colorata, sensi fluidi nelle consistenze che con le mani scopriva.
Hanno assaggiato lo stesso gusto loro due, e lei lo considera un bacio, le piace troppo prendersi in giro.
Colma come crema, e calorica come mascarpone. Passionale come fragole di stagione, aspra come il limone che le bagna e dolce come lo zucchero che le finisce.
Avrebbe mangiato dalla sua bocca e gli avrebbe dato la sua.
Bacio al cacao amaro con note di caffè o bacio al cianuro?
La scatola è chiusa. 50% cacao e caffè. 50% cianuro.
Lontana da sè stessa anni luce, si preoccupa della distanza che da lui la separa… pochi passi, che lei non fa da un po’ e che non farà più.
La scatola è aperta lei 50%stanca. Lui 50%stanco. 100%rassegnazione.
Lei è una che vuole essere scelta, ossequiata, le piace la galanteria e il romanticismo intelligente (così le piace chiamarlo). Vuole essere madre e donna insieme e questo non la renderà meno di sinistra. E Questo è un cliché in cui non inciamperà di certo!
E anche se a fatica: accetta, riconosce e difende l’inalienabile diritto di quel bel ragazzo di non subirla! Lei parla e fuma troppo, non smetterà mai. Non la sopporto nemmeno io!
Lei: infatuata.
Lui: in estro.
Il caffè lei lo prende ancora, non smetterà mai. Lo prende amaro e al vetro, come sempre, ma ultimamente più amaro del solito perché manca di scommessa. Ha un caffè sospeso, con lui e con la vita.
Lui: non paga pegno.
Lei: non fa più promesse che non può mantenere.
C’è un punto dove la meccanica quantistica si ferma, quel punto le piace chiamarlo Dio. Lei e lui sono e non sono allo stesso tempo, lo dice la scienza e lo dice la Fede. Dalla fisica dei quanti all’ Advaita Vedanta, dalle neuroscienze della coscienza alla mistica Cristiana. E no, sua madre non è una donna di scienza è solo una donna di poca fede. E suo padre ha solo una crisi di mezza età e le somiglia così tanto che di lui conserva sul volto lo stesso sorriso e ne ha conservato negl’ anni una maglietta.
E mentre lui le restituiva la borsa termica che conteneva il bacio, con cui quella donna ancora si consola, in qualche universo gli ha sussurrato dolcemente “Ti sta da Dio”.
Ed è questo il paradosso che enuncia quelle mancanze inspiegabili, in cui non c’è stata presenza, che l’assenza giustifichi.
La scatola resta chiusa.
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