Ho quattro ciliegie sulla lavatrice da una settimana e sono ancora edibili. La sua anima invece era marcita da tempo. Ma andiamo con ordine…
Se metti una mela marcia affianco ad una bella mela sana, anche quella sana è destinata a marcire. Si è data alla fuga con la stessa difficoltà di una mela che gambe non ha e rotola, con la stessa difficoltà di una mela rossa che in quella mela marcia il marcio non voleva vederlo, cosa ci vedeva? L’altra metà della mela. La sentiva meta come casa, e metà come l’anima gemella che si rincorre vita dopo vita.
Era un uomo libero infondo, lo era diventato quella mattina in cui lei andava a fare accertamenti neurologici per una vescica iperattiva come la sua mente. Diventò una mela libera lui, quando la notte precedente cercava la sua ex compulsivamente sui social. Aveva avuto spocchia e prontezza di accampare una scusa esilarante, considerando l’altra pesca coinvolta. La cercava su tik tok a suo dire per aggiornamenti sulla situazione ucraina. Avvelenata nella loggia, la mela rossa si fece bianca di paura, poi gialla di gelosia, poi nera di rabbia e poi primigenia come l’aveva incontrata, verde, ma senza speranza.
Ebbe comunque la pungente ironia che le appartiene, mentre tratteneva il pianto, di consigliargli i video dell’ Avvocato Catania, per tutto ciò che concerneva la situazione geopolitica che tanto gli stava a cuore. E svegliati insieme in un letto ormai morto, gli disse di sentirsi libero e si fece controllare il cervello quella mattina, per un motivo o per un altro nella vita si è fatta controllare spesso. Dicono che non morirà, probabilmente lo farà di fame, dato che la frutta era una delle poche cose che mangiava volentieri.
Si è presa mezza giornata di riposo e aveva silenziato le notifiche, ma tornata in quel letto, sentiva una mancanza atroce e si disse che il gesto che le piaceva tanto fare, di spaccare a metà le albicocche, per quelle creaturine arancioni e duttili, non doveva essere altrettanto piacevole e poi infondo erano solo social. E preso il telefono in mano ebbe conferma della lacerazione dell’anima di quell’uomo che divenuto albicocca, si struggeva per la sua assenza, in decine di messaggi, chiamate colme di altrettanta mancanza… Così prima gli scrisse e lui si fece limone, poi lo chiamò e lui si fece invisibile, finché ricevette risposta, quindici secondi di morte e veleno, era evidente che l’unico posto in cui poteva essere lui e a cui lui apparteneva nel profondo, era la terra dei fuochi. Vedere la frutta giocare a poker sarebbe buffo, ma qui di buffo non ci fu proprio nulla, fece soltanto molto male, anche se bluffare con un uomo mela ubriaco marcio fu vincere facile. Così la mela ormai verde, faceva finta di sapere, e dopo l’assurdità delle questioni ucraine, lui fece una prima ammissione, a cui ne seguì una seconda. Ma fermiamoci alla prima, che è quella che ha sublimato quel dolore insostenibile, in una forza vitale incontenibile, attraverso la fruttuosa risata.
La mela marcia, sapendo che la pesca in difficoltà economiche, aveva mal di gola ed influenza, aveva fatto una bella selezione notturna di frutta biologica, perché la scienziata politica (che scienziata politica non è ) non si cura con i farmaci. E in quella selezione di frutta, il tradimento fu davvero a km 0, perchè la macedonia quei due la fecero a nemmeno un km da casa dell’ altra mela. Di ammissione ce ne fu una seconda, ma lei era ancora troppo gialla per lasciar andare, anche perché il suo imperativo morale ad oggi è “meglio una brutta verità che una bella bugia”, ne ha fatta di strada quella piccola mela cotogna… e nonostante la paura paralizzante ha deciso di fare l’ unica cosa che poteva confutare ogni dubbio. Doveva capire se quel gesto più romantico di una notte insieme, era animato da una pietas molto cristiana o da una banana in cerca d’autore. Lui però l’aveva sempre detto, dalla prima notte della frutta, che non l’aveva tradita, infatti erano tornati insieme le due mele, insieme, ma marciti nell’acrimonia di due mele sfatte dalle grida, dal malumore e dalla tristezza. Decise così, coraggiosamente, di parlare con la pesca e con tutta l’educazione che le appartiene le ha mandato un messaggio molto discreto con delle domande precise, telegrafiche e scritte e credo la pesca abbia risposto con circa cinque audio, ne stava registrando un sesto, la mela sì è fermata al terzo, difficile immaginare le mani di una mela tremare.E con la stessa educazione la mela l’ha ringraziata congedandola, senza rispondere ai contenuti audio e sempre in forma scritta si scusò per l’invadanza, invitandola in caso di problemi economici e sociali al caf sotto casa sua e alla Caritas, infondo lui non era un sindacalista né tanto meno un volontario Caritas, infondo infondo non era più nemmeno un suo problema che lavoro facesse lui e il fatto che di lavorare lei non ne aveva voglia, perché percepiva da anni da lui un vitalizio, ottenuto mercificando l’unica cosa su cui non è lecito monetizzare (e non parlo assolutamente della fragolina che cantava Gigione).
Se è difficile immaginare una mela tremare, immaginare una mela avere un attacco di panico dopo mesi, appare impresa ardua, ma accadde e fu spettacolo pubblico e per come andò poi quella giornata fu un bene, infondo l’ unica cosa che condivide ancora con quella mela è l’idea meravigliosa che dallo sterco nascano i fiori di loto.
La mela ormai prossima alla decomposizione, raccolse le ultime forze rimaste e lo disturbò mentre lui stava pranzando, mentre lei avrebbe saltato anche quel pranzo. Una videochiamata breve in cui non riuscì e in parte non volle nemmeno dire tutto. Ed eccolo lui, un’altra Chiara Ferragni che maldestramente ma senza finta costernazione, anzi con aggressività, parlava del suo “errore di comunicazione”. Effettivamente anche a detta dell’ amante non avevano avuto alcun tipo di intimità fisica, ma quel legame non si era mai sciolto, telefonate, messaggi, progetti per il futuro e quella pesca che ora starà festeggiando, non ha saputo a lungo dell’ esistenza della merlene rossa. Ed eccola anche lei, la pesca, un’altra Chiara Ferragni questa volta nel suo volto peggiore, quella che fattura sull’ unica cosa al mondo su cui è inaudito e inaudibile fatturare. L’ha fatto con il clauster b che cerca di appioppare a lui, che sarà anche marcio ma non borderline. Lei un istrione che ha lanciato il sasso poi nascosto la mano.
All’ inizio la mela sperava che non li legasse nulla, poi ha sperato in una storia d’amore, che avrebbe comunque dato un senso e un’altra connotazione a questa fine flautolente e in cui ancora c’è qualche moscerino che svolazza e disturba. E pensare che una delle prime volte che risero insieme, gli disse che doveva svegliarsi perché erano finiti i tempi delle mele e risero come adolescenti e si baciarono come sempre, come se fosse la cosa più naturale e bella del mondo. Considerando i loro progetti per la Sicilia con il finanziamento che presero le due mele insieme, quando sembravano ancora due metà perfette, ci auguriamo agrumi di Sicilia e fiori d’arancio per pesca e consorte e che i figli siano perentoriamente maschi. Lui e il suo mantra… si è presentato così’ “sono l’uomo più fedele del mondo” ma l’esperienza doveva pur insegnarmi, un altro sadhu con cui ho diviso la vita, cambiava mantra ma gli esiti ugualmente nefasti “meta è un sistema sicurissimo” quasi 18.000 di danni, non ho più social e ogni cosa che riguarda il mondo digitale l’ho dovuta affidare alla polizia postale e a dei periti informatici, ma quelli sono soldi e devianza, lui per me era altro.
E siete sulla stessa lunghezza d’onda tu e lei, perchè ripetete che non c’è tradimento perchè dormivate separati quando il vero tradimento sono le menzogne compulsive andate avanti per mesi.
Prima di andar via volevo insegnarti a fare la lavatrice, ma già te la cavi bene con le centrifughe. Mi hai spremuto il cuore come un limone di Sorrento e come nel “l’inconfondibile tristezza della torta al limone” della Bender io sono altrove e di te mi resta solo il mosto e un RID attivo sul mio conto. Suona e canta quanto vuoi, sono una marlene e non Marlena, a casa non ci torno, casa mia è lontana e casa è il posto dove tu non ci sei più.
Le tue ultime parole “mi fai schifo” le mie “ti ho amato con tutta me stessa”, nonostante si sa che le spine dei limoni siano micidiali e io ne avevo una dentro e tu proprio come me, avevi toccato la mia anima e vedevi anche ciò che non ti piaceva vedere. Io avrei potuto farlo a metri 0 questo smoothie e non l’ho fatto e non c’è vanto in questo, sono fiera di non essere marcia e di non essere marcita affianco a te.
Eri bellissimo, lo sei ancora, bello come le nature morte che dipinge zio Alberto. Sei un memento mori di una potenza espressiva che rapisce e che mi curerò di mementare ogni volta che farai irruzione nelle mie memorie. Mio zio, Alberto, che nella vita fa il pittore si è occupato anche di Madonne, quando sei venuto a Frosinone sarebbe stato bello vederle insieme, ma tu non avevi mai tempo. Amavi la Madonna, proprio come me e quella Maria a cui ci rivolgiamo con un “Ave” l’hai gettata in piena disgrazia e con le lacrime in faccia, come canta la Vicario ed anche io mi sono fatta Madonna nel pianto, ma senza bambino. E meno male che non è arrivato quel bambino che la madre delle madri tiene in braccio, perché nel nostro destino avariato, l’unica meta raggiunta è quella a cui siamo arrivati. Io e te siamo decisamente arrivati alla frutta.
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